Sordità

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La sordità, detta anche ipoacusia, è una diminuzione, o perdita dell’udito, che dipende da un’alterazione dell’apparato uditivo. Questo può accadere in vari modi (malattia, esposizione a rumori forti, malformazione di origine genetica, traumi, assunzione di farmaci o determinati antibiotici, etc., etc.).
La sordità non è limitata agli esseri umani: è infatti associabile anche ad alcune specie di animali.

Essa può accompagnare l’individuo sin dalla nascita, ma nella maggioranza dei casi è causata da traumi subiti durante il corso degli anni.

È una condizione che colpisce, in maniera parziale, un quinto della popolazione italiana.
La sordità viene spesso definita “handicap invisibile” ma anche “l’handicap della comunicazione”, perché presente ma non immediatamente percepibile dall’esterno.

Tipi e livelli di sordità

Il calo uditivo può essere di vario grado: lieve, medio, grave o profondo. In quest’ultimo caso non è possibile sentire la maggior parte dei suoni e rumori, neanche quelli di intensità elevata. La sordità parziale è anche detta con il termine medico di ipoacusia. Esistono diversi tipi di ipoacusia, in base alle cause che l’hanno provocata. I più frequenti tipi sono la presbiacusia (ARHL) correlata strettamente con l’invecchiamento, e l’ipoacusia legata al danno da rumore (NIHL). Oltre che per l’entità della perdita di udito, le tipologie di sordità e ipoacusia vengono classificate in base alla sede del danno che le ha prodotte.
Ipoacusia trasmissiva: il danno è avvenuto a livello dell’orecchio esterno o a livello delle strutture trasmissive dell’orecchio medio (catena ossiculare). Il deficit è solitamente pantonale, benché sia solitamente più accentuato per le frequenze medio-gravi. Raramente il deficit di tipo trasmissivo è superiore a 50-60 dB.
Ipoacusia neurosensoriale: il danno è localizzato a livello della coclea (ipoacusia neurosensoriale cocleare) o a livello del nervo acustico (ipoacusia neurosensoriale retrococleare. Il deficit dipende dall’entità del danno e dalla localizzazione mono o bilaterale. Nel caso in cui il nervo acustico non sia eccessivamente danneggiato, parte dell’input uditivo può essere recuperata mediante interventi con impianto cocleare e conseguente riabilitazione.