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Come Funziona?

Orecchio - staffa


Nell'orecchio medio si trova le catena degli ossicini che è costituita da: martello, incudine e staffa. I termini indicano chiaramente la loro forma che richiama gli strumenti utilizzati da un fabbro. Sono tre piccolissime ossa perfettamente articolate fra loro per diatrosi e mantenute nella corretta posizione da un apparato muscolo-legamentoso.

La staffa

La staffa tra i tre ossicini che costituiscono l'orecchio medio, è il più leggero con i suoi 4 milligrammi di peso. Raggiunge una lunghezza è di soli 0,3 centimetri che lo rendono l'osso più piccolo presente nel corpo umano. Il termine staffa deriva dal latino moderno stapes, si presume sia un'ulteriore derivazione dal tardo latino e sta a significare stare in piedi. La sua scoperta è riconducibile al professor Gianfilippo Ingrassia dell'Università degli studi di Napoli, che la descrive per la prima volta nel 1546.

La staffa è presente nel sistema uditivo di tutti i mammiferi e tetrapodi; in quest'ultimi normalmente prende il nome di columella auris. Per i rettili si utilizzano entrambe le nomenclature. Dal punto di vista filogenetico, l'ossicino della staffa deriva dalla porzione dorsale dell'arco ioideo.

La staffa si posiziona medialmente rispetto all'incudine e si collega con la coclea. È composta da una platina (base), un capitello (testa) e due branche (archi). È la testa della staffa che si articola con il processo lenticolare dell'incudine. Nella sua parte posteriore si trova l'inserzione ad un piccolissimo muscolo striato: lo stapedio. Si tratta di un muscolo con un aspetto bipennuto e con una lunghezza di un solo millimetro. Ha la funzione fondamentale di stabilizzare la staffa. La sua esatta collocazione è nell'eminenza piramidale nella parte posteriore dell'ossicino. Dalla piramide del muscolo fuoriesce il tendine che si aggancia alla testa della staffa. Quando lo stapedio si contrae la staffa viene spostata lateralmente verso il cavo timpanico. Oltre ad assicurare lo spostamento della staffa, questo piccolissimo muscolo, permette di prevenire un eccessivo movimento dell'ossicino, in modo da garantire un perfetto controllo dell'ampiezza delle onde sonore provenienti dall'ambinete esterno e destinate all'orecchio interno. Il suo ruolo è del tutto paragonabile a quello del muscolo tensore del timpano, che aiuta ad attenuare i suoni prodotti in fase di masticazione. Nel caso di paralisi dello stapedio, la staffa oscillerà con movimenti di maggior ampiezza e provocherà una percezione aumentata delle onde sonore. Una particolare condizione che rappresenta una vera e propria patologia: la iperacusia. La malattia causa, in chi ne soffre, un'eccessiva amplificazione dei rumori di intensità normale che sembrano essere insopportabilmente alti.

Gli altri elementi fondamentali che costituiscono la staffa sono i due archi (posteriore e anteriore) che uniscono la testa con al base; quest'ultima è una sottile lamina ossea con una forma ellittica che occupa la finestra ovale. La platina presenta due facce:

- laterale: è coperta dalla mucosa timpanica ed è rivolta verso il cavo del timpano;
- mediale: è invece rivolta verso il vestibolo.

La funzione della staffa

Come detto la staffa fa parte dei tre ossicini che in perfetta sinergia permettono la trasmissioni delle onde sonore all'interno dell'orecchio. Quando queste ultime fanno vibrare la membrana timpanica questa muove il primo degli ossicini, il martello, che trasmetterà le vibrazioni all'incudine, quindi alla staffa e per finire alla finestra ovale a cui la staffa è collegata. È la così detta catena ossiculare in cui la staffa ha la fondamentale funzione di trasferire le vibrazioni alla coclea che tradurrà il suono in un segnale nervoso che finirà al cervello. La staffa è quindi l'ossicino che permette la comunicazione tra l'orecchio medio è quello interno.

Patologie della staffa

Una grave patologia che può colpire la staffa è l'otosclerosi. La malattia, se non curata, determina una graduale perdita dell'udito (ipoacusia) fino alla completa sordità. Le cause non sono ancora note con precisione ma si suppone cause genetiche ed ambientali. In un paziente colpito da questa patologia, la staffa non trasmette più correttamente le vibrazioni sonore alla coclea. Il motivo è la crescita di una massa ossea attorno alla staffa che provoca un progressivo irrigidimento e sostanzialmente ne blocca i corretti movimenti. In questi casi l'ossicino prende il nome di staffa sclerotica. In alcune situazioni la calcificazione può interessare la giunzione tra staffa e coclea.

I principali sintomi associati all'otosclerosi sono:

- acufeni: fischi o rumori presenti nell'oecchio che progrediscono insieme alla patologia;
- paracusia: miglior percezione dei suoni in ambienti rumorosi;
- problemi di equilibrio e vertigini: sono dovuti all'interessamento della coclea;
- nistagmo: movimento rapido e involontario dei bulbi oculari. È un sintomo tra i più rari che si verifica solo quando c'è un grave interessamento della coclea.

Le cause come abbiamo detto sono poco chiare ma si ritiene fondata l'ipotesi di iterazione tra fattori genetici e ambientali. Nel primo caso c'è il presunto coinvolgimento di alcuni geni ma anche una possibile ereditarietà. Il fatto che circa 2 malati su 3 abbiano un familiare con l'otoscclerosi è un forte indizio. Per quanto riguarda i fattori ambientali il sospetto dei ricercatori ricade su diverse possibili cause:

- il contenuto di fluoro nell'acqua potabile;
- il virus del morbillo;
- il livello di estrogeni.

Il fattore ambientale che suscita maggior interesse nei ricercatori è il virus del morbillo in quanto si è accertato che la massa ossea che va ricoprire la staffa contiene tracce di RNA tipiche di questo virus. Anche la diminuzione della percentuale di casi di otosclerosi, da quando si è introdotto il vaccino per il virus del morbillo, sono un elemento che fa propendere i ricercatori sulla sua influenza nei confronti dello sviluppo della patologia.

Le uniche cure possibili sono attraverso un intervento chirurgico (stapedotomia), per sostituire la sovrastruttura della staffa con una microprotesi e restituire la corretta mobilità alla staffa o l'utilizzo di apparecchi acustici.

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